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I princìpi "Vegan"


La ragione fondamentale per diventare vegan è il rispetto per gli animali. Chi segue questo stile di vita li considera esseri sensibili con un loro valore intrinseco e non semplici oggetti.

I vegan non mangiano prodotti di origine animale come carne, uova e latticini, non indossano pelle o lana, non usano prodotti sperimentati sugli animali. Non comprano animali e non li tengono in gabbia, non visitano zoo e acquari, non vanno al circo e agli spettacoli con l'impiego di animali. Evitano insomma tutto quello che comporta la morte e la sofferenza per gli animali. Ogni anno miliardi di esseri sensibili sono trasformati in prodotti alimentari, dopo una breve vita fatta solo di sofferenza. Chi sceglie di vivere vegan non può fermare da solo tutto questo: rifiuta di parteciparvi e di esserne la causa.
Questo rifiuto nasce dalla consapevolezza che anche agli animali debbano essere garantiti i diritti fondamentali, esattamente per le stesse ragioni per le quali le persone civili ritengono che a tutti gli esseri umani essi debbano essere garantiti. Gli esseri umani e gli animali hanno infatti in comune molte caratteristiche, prima di tutte la capacità di soffrire. Se gli uomini come gli animali soffrono come è possibile giustificare la morale e la legge che impongono il rispetto dei diritti fondamentali per tutti gli uomini e contemporaneamente rifiutano di prendere in qualunque considerazione la sofferenza degli animali?

La scelta etica

"Gli animali umani, che incarcerano, mangiano e sfruttano gli animali non umani, fingono che questi non sentano dolore. È necessaria infatti una netta distinzione tra noi e loro, se vogliamo farne ciò che vogliamo, se li indossiamo e li mangiamo senza avvertire rimorsi o sensi di colpa. Gli umani, che spesso si comportano con crudeltà verso gli animali, vogliono credere che essi non possano soffrire. In realtà il comportamento degli animali dimostra il contrario: essi sono troppo simili a noi."
Carl Sagan e Ann Druyan - Scienziati - Tratto da: Shadows of Forgotten Ancestors, 1992

"Verrà il giorno in cui il resto degli esseri animali potrà acquisire quei diritti che non gli sono mai stati negati se non dalla mano della tirannia. I francesi hanno già scoperto che il colore nero della pelle non è un motivo per cui un essere umano debba essere abbandonato senza riparazione ai capricci di un torturatore. Si potrà un giorno giungere a riconoscere che il numero delle gambe, la villosità della pelle, o la terminazione dell'osso sacro sono motivi egualmente insufficienti per abbandonare un essere sensibile allo stesso fato. Che altro dovrebbe tracciare la linea invalicabile? La facoltà di ragionare o forse quella del linguaggio? Ma un cavallo o un cane adulti sono senza paragone animali più razionali, e più comunicativi, di un bambino di un giorno, o di una settimana, o persino di un mese. Ma anche ammesso che fosse altrimenti, cosa importerebbe? Il problema non è 'Possono ragionare?', né 'Possono parlare?', ma 'Possono soffrire?' "
Jeremy Bentham - filosofo

Per nutrire tutti

Se tutti diventassero vegan potrebbero rendersi disponibili risorse alimentari sufficienti a nutrire l'intera popolazione mondiale. Il motivo è semplice. Gli allevamenti consumano enormi quantità di vegetali che gli animali convertono in carne, latte e uova. Ma questo processo di trasformazione comporta una grande perdita delle proteine e dell'energia contenute nei vegetali: la maggior parte serve semplicemente a sostenere il metabolismo degli animali e non si converte in tessuti commestibili. Insomma, se i vegetali fossero destinati direttamente al consumo umano, potrebbero sfamare un numero più alto di persone. Solo un esempio. Se destiniamo un ettaro di terra all'allevamento bovino otteniamo in un anno 66 Kg di proteine; se invece ci coltiviamo la soia abbiamo un raccolto di 1848 Kg di proteine: 28 volte di più!
La dieta vegetariana può nutrire un numero molto più alto di persone rispetto a una dieta onnivora. Ecco gli esseri umani che, secondo una stima fatta dal Professor Peter Ulvin basandosi su statistiche della della FAO (Food and Agricultural Organization) dell'ONU, possono essere sfamati con differenti tipi di alimentazione:
6.3 miliardi di persone con una dieta vegan
3.2 miliardi con il 25% di prodotti animali nella dieta

Naturalmente la fame nel mondo è un problema complesso, legato alla ingiusta distribuzione del cibo e non solo alla sua produzione ma è innegabile che diventare vegan significa risparmiare risorse a favore delle popolazioni affamate.

Per difendere l'ambiente

Un rapporto della FAO indica i seguenti problemi ambientali causati dagli allevamenti:
· riduzione della biodiversità e danni all'ecosistema
· erosione del terreno e riduzione della quantità di acqua
· effetto serra e contaminazione delle acque con azoto, fosforo e pesticidi
· piogge acide e contaminazione del terreno con metalli pesanti
· Negli allevamenti le deiezioni animali vengono raccolte in lagune artificiali che possono inquinare le acque. Le deiezioni di polli e maiali spesso finiscono nelle acque e contribuiscono alla crescita di organismi patogeni che avvelenano gli esseri umani e uccidono milioni di pesci. Anche la pesca industriale danneggia gravemente l'ecosistema marino.
(Fonte: Vegan Outreach , tratto da: Why Vegan, 2000)

Se è necessaria meno terra per sfamare un vegan è chiaro il minore impatto ambientale di questa scelta alimentare. Non si devono abbattere foreste per creare nuovi pascoli, si deve usare meno energia per coltivare i campi (con la riduzione dell'emissione di gas che provocano l'effetto serra), meno pesticidi e meno fertilizzanti. Solo qualche dato. Nella foresta Amazzonica l'88% dei terreni disboscati è adibito a pascolo e dal 1960 un quarto delle foreste dell'America centrale sono state abbattute per creare spazio agli allevamenti. Ogni 16 Kg di cereali e soia dati agli animali producono 1 Kg di carne; il resto del "prodotto", composto principalmente di escrementi, finisce nei fiumi. Una persona che segue uno stile di vita vegan risparmia, ad esempio, 0,5 ettari di alberi in un anno.

"Gli allevamenti intensivi sono una minaccia per la Terra. Inquinano l'ambiente e consumano enormi quantità d'acqua, cereali, petrolio, pesticidi e farmaci. I risultati sono disastrosi."
David Brubaker - Scienziato - Johns Hopkins University, Tratto da: Environmental News Network, 20/09/99

No alla carne

Vivere vegan vuol dire rifiutare tutto quello che deriva dallo sfruttamento e dalla sofferenza degli animali. Questo include, oltre a carne e pesce, anche latte, uova, pelle, lana... Oltretutto la quasi totalità dei prodotti animali (carne, latte, uova...) in vendita proviene da allevamenti intensivi, dove gli animali sono rinchiusi senza nessun rispetto per le loro esigenze fisiologiche ed etologiche, con il solo scopo di raggiungere la massima produttività nel minor tempo possibile. Fino al momento dell'uccisione, in quelle macabre "catene di smontaggio" che sono i macelli. La morte degli animali è preceduta dal trasporto lungo ed estenuante fino al mattatoio: stipati nei camion, senza potersi muovere, bere o mangiare, arrivano a destinazione in gravissime condizioni di stress, spesso così debilitati da non riuscire nemmeno ad alzarsi.

No al pesce

I pesci hanno un sistema nervoso complesso e come gli altri animali provano piacere e dolore. La loro morte, sia che vengano pescati in mare o provengano dagli allevamenti, avviene per soffocamento: una sofferenza lunga e atroce che non viene tenuta in nessuna considerazione.

"Gli alimenti di origine animale costano vere e proprie ecatombi. Non penso che una persona sensibile ai problemi della sofferenza negli animali di laboratorio possa rimanere insensibile al trattamento crudele cui sono sottoposti gli animali di allevamento. Anche la pratica della macellazione risveglia un senso di ripugnanza."
Umberto Veronesi - Oncologo - Tratto da: L'Espresso, 30/11/2000

Perchè non mangiamo le uova

Anche la produzione di uova comporta la morte delle galline e dei pulcini maschi. Le galline vivrebbero quindici anni, ma negli allevamenti sono sgozzate appena il numero di uova prodotte diminuisce (di solito a due anni) per diventare carne di seconda scelta. Chi consuma le uova incentiva quindi anche la produzione di carne, oltre che la morte e lo sfruttamento intensivo di questi animali. I pulcini maschi, inutili al ciclo produttivo, vengono buttati vivi in un tritacarne per diventare mangime, soffocati o semplicemente lasciati morire accatastati in grandi mucchi.

Perché non mangiamo latticini

Non molti lo sanno ma anche le mucche e i vitellini sono uccisi nel processo di produzione del latte. Le mucche vivrebbero venti anni, ma negli allevamenti sono macellate quando la loro produzione di latte diminuisce, in genere dopo cinque-sei anni. I vitellini, strappati alla madre subito dopo la nascita, sono destinati al mattatoio a pochi mesi di vita (carne di vitella) o fatti ingrassare per essere macellati dopo due anni (carne di manzo). Le mucche sono inseminate artificialmente: se non mettessero al mondo i vitelli destinati al macello non produrrebbero latte. Inoltre sono geneticamente selezionate per aumentare la loro produttività, anche se questo induce negli animali tare genetiche che causano loro grandi sofferenze.
I vitellini sono isolati in box, legati a catena, sottoposti a una dieta carente di ferro che li rende deboli e anemici: così viene prodotta la carne bianca tanto apprezzata dai consumatori. Ecco perché i vegan rifiutano latte e derivati. Non importa se il formaggio contenga o meno caglio animale (ottenuto dallo stomaco degli animali macellati): i latticini, anche se biologici, derivano comunque da un ciclo produttivo che prevede la sofferenza e la morte degli animali.

"L'industria della vitella è una diramazione dell'industria casearia. I produttori devono assicurarsi che le mucche da latte abbiano una gravidanza ogni anno, per mantenere la lattazione. I piccoli vengono tolti alla madre subito dopo la nascita, un'esperienza che è tanto dolorosa per la mucca quanto terrificante per il vitello. Spesso la madre manifesta i propri sentimenti con incessanti richiami e muggiti, che durano per giorni dopo che le è stato tolto il piccolo. Alcune vitelle allevate con sostituti del latte, rimpiazzeranno le mucche quando arriveranno all'età, all'incirca due anni, in cui può iniziare la produzione del latte. Altri vitelli vengono venduti a un'età compresa fra una e due settimane per essere allevati come bovini da manzo in recinti per l'ingrasso o 'feedlots'. I restanti vengono venduti ai produttori di vitella, i quali dipendono dall'industria casearia anche per la dieta lattea che viene somministrata ai vitelli per mantenerli anemici."
Peter Singer - Filosofo - Tratto da: Liberazione Animale, 1991

Una dieta sana

I dati epidemiologici parlano chiaro: mediamente i vegan godono di una salute migliore rispetto agli onnivori. Una dieta senza prodotti animali può ridurre l'incidenza di numerose patologie, in particolare quelle cardiache e tumorali che sono le prime cause di morte nei paesi industrializzati e le più difficili da curare. Inoltre aiuta nella prevenzione e nel trattamento di numerose patologie: l'ipertensione, il diabete, l'asma, l'artrite, le malattie renali, gastrointestinali e della cistifellea.
Come in ogni tipo di alimentazione, anche nella dieta vegan bisogna scegliere gli alimenti che forniscono il giusto apporto di proteine, vitamine e minerali. L'unico integratore che è bene assumere, in assenza di precise indicazioni scientifiche ed epidemiologiche sulla capacità dell'organismo di sintetizzarla, è la vitamina B12. Del resto mangiare prodotti animali provoca tanta morte e sofferenza che non può essere giustificato dal solo "vantaggio" di non dover assumere un integratore. In ogni caso eventuali carenze dovute a un'alimentazione vegan squilibrata sono facilmente curabili modificando in maniera mirata la propria dieta o al limite con integratori. Invece contro le patologie degenerative provocate dai grassi animali la medicina può intervenire solo per ridurre i danni.

Cosa mangiare

Mangiare bene è uno dei piaceri della vita: anche (e soprattutto) per i vegan! Che hanno il vantaggio di mettersi a tavola senza provocare morte e sofferenza. Che non fanno distinzione tra cani e gatti, definiti animali "d'affezione" e altri, come i maiali, "affettati" per finire nei nostri piatti. I vegan hanno facilmente e felicemente risolto questa terribile contraddizione - del resto mangiare vegan non è difficile. La nostra tavola, eliminati i prodotti animali, si arricchisce e riscopre gusti da tutto il mondo. La cucina mediterranea è un ottimo punto di partenza e a questa si affiancano prodotti etnici o tradizionali utilizzati da millenni, come per esempio la soia. Si scopre che il pane può cambiare ogni giorno se realizzato con cereali diversi (grano, orzo, farro, segale). Ai nostri legumi (ceci, fagioli e lenticchie) se ne affiancano altri come gli azuki e la soia. I sapori del mare possiamo prenderli dalle alghe, alimento comune della cucina giapponese. Frutta e verdura (meglio se di stagione) sono da sempre sulle nostre tavole. La parte proteica del grano (il glutine) diventa un alimento gustoso, ottimo sostituto della carne: il seitan. E per ottenere un pasto completo basta associare cereali e legumi, anche se non è indispensabile consumarli nello stesso pasto. E per finire le pietanze vegan contengono meno calorie, meno grassi e zero colesterolo, il che davvero non guasta!

Quanti sono i vegetariani e i vegani?

Francia: 2%

Germania: 8%

Italia: 5%

Olanda: 4.4%

Spagna: 2%

Svezia: 7%

Regno Unito: 9%

Usa: 2.5%

India: 20%

Il mito delle proteine

Un luogo comune afferma che le proteine animali, al contrario di quelle di origine vegetale, sono nobili, con un maggior valore nutritivo. In realtà i vegetali contengono tutti gli aminoacidi essenziali, necessari a produrre le proteine che servono all'organismo. Se per esempio nell'arco di una giornata mangiamo cereali (pane, pasta, riso...) e legumi (fagioli, ceci, lenticchie...) abbiamo ottenuto tutti gli aminoacidi necessari. Inoltre, con una dieta che assicuri una adeguata quantità di calorie il rischio è di assumere troppe proteine piuttosto che troppo poche.

"La scelta vegan è solo una scelta politica, dettata dall'esigenza di far capire al mondo che gli animali non umani non possono e non devono essere sfruttati, torturati, allevati e uccisi per farne cibo o vestiti o quant'altro. Solo con queste motivazioni si può affrontare la scelta nutrizionale vegan, che è certamente compatibile con le esigenze nutrizionali di qualsiasi individuo sia esso giovane, adulto o anziano."
Riccardo Trespidi - Medico - Intervista 8/1/2001

"Da tempo è noto come le abitudini alimentari siano in grado di influenzare lo stato di salute dell'individuo. L'eliminazione dei prodotti animali dalla dieta, che raggiunge la sua più elevata espressione nella dieta vegan, costituisce una elementare misura di prevenzione primaria, protettiva nei confronti di malattie che non a caso sono state denominate "del benessere", e sta alla base di un miglior stato di salute."
Luciana Baroni - Medico - Intervista 8/1/2001

Veganismo e sport

La dieta vegan è del tutto compatibile con un'attività sportiva anche molto intensa ed è consigliabile per chi pratica sport di resistenza, in virtù dell'elevato apporto di carboidrati, che è fondamentale per l'atleta e più facilmente ottenibile con questo tipo di alimentazione.
È ormai noto da tempo che sono non tanto le proteine quanto proprio i carboidrati (e i grassi) a fornire le energie necessarie ad un atleta.
È infatti il glicogeno presente nei muscoli a determinare in gran parte la resistenza muscolare dell'atleta e la produzione del glicogeno è correlata con l'assunzione di carboidrati complessi.
I vegan possono senza problemi soddisfare il loro fabbisogno proteico semplicemente aumentando le calorie consumate. I vegan ottengono mediamente l'11 % delle calorie dalle proteine, il che significa che un atleta di 80 Kg che, seguendo una dieta vegana, consumasse 3600 Kcal al giorno otterrebbe 1.2g di proteine per Kg di peso corporeo (sufficienti per gran parte degli sportivi).


 
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