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Benessere Animale ...

Gli indicatori

Enrico Moriconi, Medico Veterinario Dirigente SSN, Componente Comitato Scientifico Nazionale Legambiente, Presidente A.S.Ve.P - Ass. Culturale Veterinaria di Salute Pubblica, Componente Comitato Scientifico Antivivisezionista, Consigliere regionale, Aprile 2005

Benessere/malessere

Come ricordano anche forme tradizionali di espressione un tempo era normale pensare al benessere degli animali in termini "alimentari" " se un animale mangia è perché sta bene", era più o meno la coniugazione di quel pensiero. Di pari passo vi erano posizioni ideali e di principio che invece ritenevano che il bene dell'animale non fosse solo quello ma l'insieme della vita e quindi non solo le ferite o i traumi o le fatiche fossero portatori di malessere ma anche condizioni di vita innaturali.
Quello che poteva sembrare un confronto tra diverse posizioni ideali è diventato invece un argomento scientifico da quando l'etologia ha permesso di stabilire in maniera oggettiva quali sono le condizioni che determinano sofferenza negli animali, oltre naturalmente quei danni fisici come le percosse che sono facilmente individuabili.
Si può dire che l'etologia sia stata il punto fermo che ha dato oggettività al discorso.
Per esemplificare il concetto si può esaminare, tra tanti altri, il comportamento degli orsi in gabbia, comportamento ben noto perché spesso osservato nei giardini zoologici. Ebbene le persone sensibili certamente comprendevano che l'incessante andirivieni nella gabbia era segno di malessere, mentre la maggioranza ne coglieva la stranezza ma non il vero significato. Ebbene sono stati proprio gli studi etologici che hanno permesso di affermare scientificamente che quel comportamento è indice di sofferenza e malessere. Questo è stato il ruolo importantissimo dell'etologia.
Gli studi etologici hanno permesso di stabilire un metro di giudizio oggettivo per quanto riguarda il malessere degli animali. L'etologia è lo studio della vita degli animali e del loro comportamento con il quale è possibile costruire quello che viene definito etogramma, ovvero il modello del comportamento naturale di ogni singola specie e quindi di ogni singolo individuo. L'etogramma rappresenta infatti il comportamento individuale in ogni momento della vita degli animali, a partire dalle cure parenterali dei genitori e dalla conseguenti risposte dei figli, al gioco, all'accoppiamento, all'alimentazione, al sonno ai comportamenti di relazioni tra individui in ogni situazione sia di confronto o di opposizione sia di fraternità e di amicizia. Dall'etogramma si può sapere quale dev'essere la vita degli animali in libertà e quindi quanto il comportamento che induce l'uomo genera stati lontani dalla natura. L'osservazione del comportamento dà modo di valutare anche il danno arrecato, cioè il malessere provato. Infatti benessere e malessere non sono stati assoluti presenti in tutto o del tutto assenti, ma vi è una gradualità, dal minimo al massimo.

Pertanto la scienza etologica riveste una importanza fondamentale nella valutazione del malessere. Attualmente questa scienza si è per così dire divisa in due branche, una che si può definire classica che cioè studia il comportamento di tutti gli animali soprattutto però quelli liberi ed una, definita comparata, che si rivolge specialmente a quelli di allevamento. Per quanto attiene a quest'ultima, vi è chi afferma che essa dovrebbe accettare il fatto che gli animali d'allevamento vivendo in condizioni di confinamento, modificano i loro comportamenti. Pertanto nel valutarli non si dovrebbe prendere come base l'etogramma normale bensì uno modificato che tenga conto delle alterazioni indotte dalle condizioni di vita imposte dall'uomo. Secondo un'altra interpretazione si devono comunque mettere a confronto i comportamenti negli allevamenti rispetto allo scostamento dell'etogramma e che le eventuali variazioni sono già indici di malessere. Sembra chiaro che nel primo caso quasi ogni deviazione indotta nell'allevamento diventa la norma e la valutazione accetta a priori le conseguenze delle scelte produttive umane.
La valutazione etologica si basa sulla possibilità di osservare gli animali per verificare se le condizioni in cui sono mantenuti rispondono alle necessità fisiologiche ed etologiche, ma anche osservazioni più prolungate nel tempo per vedere se si evidenziano delle alterazioni del comportamento che possono indiscutibilmente manifestare i sintomi di un malessere.
Un concetto basilare è che, gli indicatori di benessere possono diventare anche indicatori di malessere a seconda che si analizzi la situazione dal punto di vista della presenza del necessario o al contrario della sua assenza.

Per la valutazione del benessere o del suo contrario, il malessere, si hanno a disposizione alcuni elementi o indicatori. Esistono due fondamentali punti di approccio: o l'analisi dello stress, cioè delle negatività delle condizioni di mantenimento oppure la valutazione dello stato di benessere, detto in termini anglosassoni "Welfare".

Lo stress

Per comprendere i meccanismi patogenetici che generano malessere è necessario introdurre il concetto di "stress" ovvero dello stato patologico che si genera in caso di malessere dell'animale. Selye, che ha coniato tale termine, lo intende come risposta specifica dell'organismo necessaria al medesimo per adattarsi ad una molteplicità di stimoli esterni e no a salvaguardia della sopravvivenza e dell'integrità fisica dell'animale.
Tale definizione ha subito un'evoluzione e oggi si tende a considerare lo stress come una reazione di adattamento dell'organismo ad uno stimolo non specifico che si innesca in seguito ad un evento emozionale acuto.
Pertanto si può identificare lo stress come una reazione dell'organismo "necessaria per ristabilire I'organizzazione comportamentale e la funzionalità metabolica e somatica alle richieste dell'ambiente" (Falaschini e Trombetta). La risposta aspecifica a stressori vari è stata teorizzata da Selye (1936-1956) e c. come "Sindrome generale di adattamento"; tale sindrome prevede tre momenti:
1) reazione di allarme
2) stadio di resistenza (parziale adattamento)
3) stadio di esaurimento (con intervento di patologie comportamentali e organiche).

I meccanismi che determinano stress e quindi portano ad un disadattamento corrispondente alla terza fase della sindrome di Selye possono essere: psichici come ad es. cause di tipo sociale o emotivo; funzionali come ad es. i disturbi organici dovuti a danni di apparati o funzioni; metabolici come ad es. le alterazioni nella produzione di particolari metaboliti; immunitari come ad es. l'immuno-depressione che può contribuire all'insorgenza di patologie infettive; riproduttivi come ad es. una reazione allo stress che modifichi o inibisca il picco di LH1.

Il Welfare

Un altro elemento di valutazione può essere il "welfare" che indica non solo se è presente o meno il benessere, ma introduce concettualmente la necessità di misurazione del livello di benessere, e appare quindi più appropriato per gli utilizzi scientifici e legislativi.
Donald M. Broom e Ken G. Johnson definiscono il welfare come la "condizione di un individuo in relazione alla sua capacità di affrontare l'ambiente in cui vive"; gli stessi autori aggiungono subito dopo che "la condizione riguardo la capacità di affrontare l'ambiente" si riferisce sia a quanto deve essere fatto per affrontare le avversità ambientali sia alla quantità di tentativi coronati da successo.
La "capacità di affrontare" include il funzionamento del sistema di riparazione dell'organismo, le difese immunitarie e le risposte fisiologiche d' emergenza e una varietà di risposte comportamentali. In virtù di questo meccanismo si verifica un'alternanza tra gli stati di malessere e di benessere.

Indicatori di benessere\malessere

Il benessere di un individuo è valutabile attraverso le sue capacità di dominare l'ambiente che lo circonda.
Se un individuo riesce a far fronte alle sfavorevoli condizioni ambientali con poche energie si trova in una condizione vicina al soddisfacimento del benessere; viceversa si discosta da questa condizione se è costretto ad impiegare più sforzi e più risorse.
Da questo punto di vista sono due gli indicatori generali di benessere; uno che dimostra il dominio dell'individuo sull'ambiente, e l'altro che indica lo sforzo individuale in difesa delle condizioni ambientali.
Si potranno quindi registrare, ad esempio, in un allevamento di animali, alcuni indicatori più specifici, come l'aumento della mortalità, la riduzione del numero dl neonati sopravvissuti o un rItardo nella produzione della prole. Altri indicatori facilmente correlabili con i primi sono: l'aumentata incidenza di malattie, la riduzione del tasso di natalità, il calo della produzione lattea, indici di accrescimento inferiori alla norma.
I tentativi di adattarsi a difficili condizioni di breve durata, come ad esempio il trasporto, si possono valutare misurando il ritmo cardiaco, i composti adrenalinici del sangue o più in generale il comportamento dell'animale; infatti nello sforzo di adattamento a condizioni sfavorevoli sono direttamente coinvolte le ghiandole surrenali ed il cervello; l'iperfunzionamento della corteccia surrenalica provoca ipertrofia della ghiandola con alti tassi ematici degli enzimi relativi.
I tentativi comportamentali di dominare difficili situazioni ambientali variano da una eccessiva quantità di comportamenti regolatori normali fino a stereotipi o comportamenti autolesionisti.
Tanto gli eccessi di talune attività quanto l'esasperata inattività, ovvero la mancanza di risposte attive, possono rappresentare indicatori di scarso benessere. In altri termini sono indicativi di uno stato di malessere tanto l'apatia quanto reazioni parossistiche (Broom 1986).
L'adattamento è un processo dinamico causato da stimoli esterni ed interni; questo processo implica modificazioni consequenziali sia della sfera comportamentale che di tipo neuroendocrino, in modo tale da diminuire le conseguenze negative degli stimoli. Molto importanti sono i fattori psichici che determinano le reazioni neuroendocrine agli stressori ambientali; di conseguenza sono determinanti le caratteristiche psicologiche individuali dettate dal proprio genotipo e dalle esperienze precedenti dalle quali derivano le reazioni comportamentali stesse.

Vengono classificati più propriamente come indicatori fisiologici di welfare:
1) indicatori etologici; 2) indicatori fisiologici; 3) indicatori patologici; 4) indicatori produttivi.

Indicatori etologici
Il comportamento alterato è la forma più esteriore e più appariscente di uno stato di sofferenza dell'animale. Ogni specie animale esprime comportamenti diversi in funzione degli stimoli ambientali che riceve; si dice in tal senso che esprime un proprio etogramma.
Le alterazioni del comportamento possono dipendere da una patologia o da uno stimolo psicogeno; in questo secondo caso gli effetti sono rapportabili a quelli del seguente schema (Boussou 1988):
Quando si verifica una situazione ambientale che induce stress nell'organismo si possono verificare delle precise conseguenze sul comportamento:
· inibizione di tutte le attività, significa che non viene messa in atto alcune attività fisica,
· reazione di immobilità (freezing) l'individuo non solo non svolge attività ma rimane immobilizzato, senza ricercare la fuga;
· movimenti e posture ambivalenti, quali decubito e posture in posizioni innaturali.
· attività a vuoto, tipiche sono quelle espresse dai cosiddetti tic, tipo il giocare con la lingua;
· attività ridirette, cioè azioni con indirizzo mutato rispetto alla normalità, come il leccare gli oggetti, quali le sbarre della posta; leccamenti a vuoto, ruminazione a vuoto;
· eccitazione, quale la facile scalciabilità
· attività di sostituzione, ad esempio leccare a lungo parti del corpo, come il prepuzio;
· comportamenti nevrotici e iperaggressività
· stereotipie comportamentali, di nuovo il giocare con la lingua.

Indicatori fisiologici
Gli indicatori fisiologici di benessere sono identificabili rilevando le variabili neuro-ormonali legate all'attivazione dei sistemi simpatico-medullo-surrenale e ipotalamo-ipofisi-cortico surrenali e all'emissione di peptidi come la B-endorfina (Akil et Al., 1984; Grosman, 1988), nonché ad altre reazioni, quali variazioni della frequenza cardiaca e alterazioni metaboliche (Wiepkema e Koolhas, 1993; Ladewig et Al., 1993; Moberg, 1985). Le esperienze di vita e le caratteristiche genetiche sono in grado di modificare l'intensità e la durata delle reazioni.
Sono indicatori fisiologici le alterazioni dei ritmi fisiologici e dei bioritmi, le alterazioni neuroendocrine, l'ipersecrezione di endorfine, l'ipersecrezione di cortisolo.

Indicatori patologici
In seguito a stress cronici si possono verificare alterazioni fisiopatologiche. Patologie cardiovascolari, ipertensione e arteriosclerosi possono nascere da un'attivazione del simpatico, mentre l'attivazione adreno-corticale può aumentare il pericolo di infezioni dovute ad immunodepressione.
Uno stato di stress può oggi essere facilmente rilevati attraverso la determinazione del cortisolo sierico che può essere valutato anche attraverso l'analisi delle feci dell'animale. È chiaro che questa determinazione, che non richiede maneggiamenti dell'animale e non ne altera lo stato emotivo, può essere di valido aiuto per individuare situazioni di stress.

Indicatori produttivi
La valutazione dell'aumento di peso, la resa all'ingrasso, la resa in latte, il consumo di cibo, la fertilità, ecc., sono dati facilmente rilevabili, ma la produttività è un indicatore poco affidabile ed incompleto in quanto, in presenza di stress, anche grave, questo fattore può venir compensato e non essere rilevato.
Sono indicatori produttivi: ritardi di crescita, decremento di peso, stato di nutrizione scadente, atrofie muscolari, sintomi di dolorabilità alla palpazione, dilatazione delle pupille, sudorazione eccessiva, salivazione eccessiva.
La produttività è un indicatore che dipende da una complessità di fattori quali ad esempio il management, la qualità dell'alimentazione e la selezione. Per l'azienda quindi è possibile che sia più conveniente tenere gli animali in condizioni in cui la loro produttività non sia espressa al massimo.
Questo indicatore è quello storicamente più conosciuto, tradotto dagli allevatori con il detto "un animale sta bene se mangia e cresce". Oggi, si può dire abbia pochissimo peso scientifico perché per prenderlo in considerazione occorre essere certi che non intervengano elementi che possano alterarlo, quali, ad esempio gli aiuti chimici. È noto infatti che negli allevamenti intensivi lo stress è molto alto, ma la crescita è comunque garantita e rapida, proprio perché si ricorre a dei sostegni farmacologici.

Le cinque libertà
Ci sono però situazioni nelle quali non è proprio possibile osservare gli animali, si pensi per esempio agli allevamenti di pesci, oppure situazioni nelle quali non si può sperare di vedere alterazioni comportamentali in quanto gli animali vivono troppo poco tempo per manifestare tali alterazioni, ad esempio gli allevamenti di polli e conigli nei quali gli animali vivono poco più di trenta giorni.
In queste occasioni si può ricorrere alla valutazione di quelle che sono state definite come le cinque libertà che occorre garantire agli animali perché si possa realizzare una forma di vita che consenta un certo benessere. Queste libertà, così come sono state indicate dal Brambell Report sono: la libertà dalla fame e dalla sete; di fruire di un ambiente fisico adatto; dal dolore dalle ferite e dalle malattie; di esprimere un comportamento specie specifico naturale; dal timore e dalla paura.
Al fine di indicare delle linee guida alle persone che desiderano allevare animali è bene rifarsi a quelle che sono state identificate come le "cinque libertà fondamentali degli animali" dal Farm AnimaI Council (1992):
1) libertà dalla fame e dalla sete con facile accesso all'acqua ed una dieta che mantenga piena salute e vigore;
2) libertà dal disagio con un ambiente appropriato che includa un riparo ed una confortevole area di riposo;
3) libertà dal dolore, dalle ferite e dalle malattie attraverso la prevenzione, rapide diagnosi e relativi trattamenti;
4) libertà di esprimere un comportamento normale mettendo a disposizione spazio sufficiente ed attrezzature appropriate e la compagnia di animali della stessa specie;
5) libertà dalla paura e dall'angoscia, assicurando condizioni e trattamenti che evitino la sofferenza mentale.
L'applicazione delle "cinque libertà" permette di valutare in base al rispetto, o al mancato rispetto di ciascuna di queste quale sia la condizione di vita degli animali, in senso negativo o positivo.

 


 
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