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Benessere Animale ...

I Diritti degli animali

Enrico Moriconi, Medico Veterinario Dirigente SSN, Componente Comitato Scientifico Nazionale Legambiente, Presidente A.S.Ve.P - Ass. Culturale Veterinaria di Salute Pubblica, Componente Comitato Scientifico Antivivisezionista, Consigliere regionale, Aprile 2005

Si discute ormai molto sulla questione dei diritti degli animali, riconoscendo che questo primo passo in apparenza teorico, implica conseguenze pratiche rilevantissime. Infatti, come per altri diritti civili, il percorso va dall'acquisizione del concetto al riconoscimento del principio e alla sua applicazione in ogni contesto. A quel punto tutte le condizioni in cui si trovano i portatori di quei diritti, in questo caso gli animali, dovranno aver garantito l'espletamento di tale stretta prerogativa.

Per questo è estremamente importante non solo definire chiaramente i diritti che si chiede di vedere riconosciuti, ma anche il contesto nel quale verranno applicati.
Per quanto riguarda gli animali, i diritti più importanti e fondamentali sono almeno due: quello all'integrità della vita e quello alla non sofferenza. L'affermazione del primo appare al momento ancora lontana, mentre, per quanto concerne il diritto alla non sofferenza si può dire stia avanzando nella coscienza comune, anche se non in modo uguale per tutti gli animali. Sarà compito delle associazioni espressamente dedicate a questo scopo statutario diffondere questi principi e renderli validi per tutti gli esseri viventi.

Tuttavia, mentre il diritto alla vita, pur essendo di più difficile soddisfazione, è decisamente più facile da definire: la vita o c'è viene a mancare, per quanto riguarda la sofferenza animale invece è molto più difficile definirla e valutarla.
La sofferenza degli animali viene decisamente sottovalutata e sottostimata.
Per questi motivi giudicare le condizioni di vita degli animali non umani per determinare se esse possono indurre una situazione di dolore sofferenza o malessere significa proporre una analisi oggettiva tesa all'individuazione di parametri obiettivi applicabili alle differenti condizioni di vita, che garantiscano un giudizio imparziale.

Un'associazione di veterinari che abbia come obiettivo il riconoscimento dei diritti degli animali, quindi, deve necessariamente approfondire il tema della sofferenza.
Un problema successivo sarà quello del passaggio dalla valutazione del dolore al suo superamento, passaggio che chiaramente si basa sulla emanazione di leggi che recepiscano norme di tutela per gli animali.
A questo proposito occorre sottolineare che, proprio perché il fine dell'Avda è la tutela dei diritti, non dovrebbe avere come finalità il semplice rispetto delle norme attualmente in essere ma operare scientificamente per ampliare sempre di più i confini delle leggi attuali e promuovere il rispetto dei diritti attraverso una legislazione adeguata. Il fine, in sostanza, non può e non deve essere la difesa dell'attuale situazione normativa e culturale, ma piuttosto quello di un avanzamento del quadro generale, dal momento che, come si è detto, la definizione e l'affermazione dei diritti animali è un obiettivo ancora da raggiungere.

Come noto la legislazione procede sulla base dell'evoluzione culturale di una società o in un complesso di società come l'Unione Europea. In questi ambiti il procedere della normativa avviene sulla spinta delle diverse spinte ideali presenti nella società, così le posizioni animaliste si scontrano con quelle produttive, che relegano l'essere vivente non umano al ruolo di semplice oggetto a disposizione dell'uomo.

L'Avda pertanto si pone lo scopo di raccogliere e sviluppare le tematiche del benessere animale non tanto e non solo per favorire l'applicazione delle leggi in materia, spesso disattese, ma soprattutto per elaborare e raccogliere nuove e più avanzate teorie sul benessere animale facendone l'uso più consono per il raggiungimento dello scopo della tutela dei diritti animali. L'associazione dovrà attivarsi per far conoscere le nuove conoscenze e per chiedere un continuo aggiornamento delle norme in senso sempre più tutelante per gli animali, ponendo particolare attenzione all'evoluzione della ricerca scientifica che in questo ambito sta rivedendo parte delle sue posizioni storiche e sta comprendendo che al tema del dolore e della sofferenza animale è stata troppo spesso sottovalutata dal punto di vista scientifico; per questo vi sono già dei ricercatori che ammettono l'attuale sottovalutazione della componente del dolore per gli animali. L'Avda deve essere soggetto attivo di questo processo.

I veterinari sono i professionisti che normalmente vengono chiamati in causa quando si parla di sofferenza animale, vi è però da fare una valutazione: il dolore non è solo il riscontro oggettivo di una situazione che si crea quando un organismo percepisce una stimolazione negativa per la propria essenza, è anche l'interpretazione che se ne può dare da un punto di vista morale. Ancora oggi, ad esempio, nelle formulazioni legislative si parla di dolore o morte cagionate all'animale "senza necessità" in quanto si ritiene che l'essere umano possa disporre degli altri viventi a proprio piacimento e che in quest'ottica possa deciderne la vita e la morte. In questo senso indurre sofferenza può rientrare in quelle forme di violenza socialmente tollerata.

Tra le molteplici conseguenze di questo approccio vi è anche la preparazione scientifica dei medici veterinari che nell'ottica di una disciplina meccanicistica sono formati per studiare i corpi degli animali al di fuori di ogni possibile coinvolgimento emotivo per cui la valutazione del dolore e della sofferenza non è collegata ad una riflessione di tipo etico ma rimane limitata alla valutazione di tipo anatomico e fisiologico.

 

 
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